Dati ESG & reporting: come le PMI possono ridurre i costi, assicurarsi i finanziamenti ed evitare il greenwashing
Professionalizzare l’architettura dei dati: dati finanziari, operativi e di sostenibilità devono confluire in un unico sistema di gestione
Senza dati è come guidare di notte senza cruscotto: si ha la sensazione di avanzare – ma non si sa né a che velocità si sta andando, né se il carburante basta, né se si è davvero sulla strada giusta.
Esattamente così funziona per molte aziende sul tema della sostenibilità: succede moltissimo – misure, progetti, prime bilanci GHG, richieste lungo la catena di fornitura – ma manca il cockpit.
Il principio è semplice: solo ciò che si misura si può gestire – e solo ciò che si gestisce si può mostrare in modo convincente.
Senza dati ESG coerenti i progressi restano invisibili, le discussioni con banche e clienti diventano vaghe e ogni nuova richiesta sembra un nuovo mini-progetto.
Allo stesso tempo cresce la fame di dati dall’esterno:
- Lieferkette (CSRD, CSDDD, LkSG & Co.)
- Rating-richieste (p. es. EcoVadis)
- Sistemi di gestione (EMAS, ISO 14001/50001)
- Banche e enti di finanziamento
- rapporti volontari come lo standard VSME
Quasi ovunque vengono richiesti gli stessi dati di base: energia, CO₂, rifiuti, acqua, alcuni indicatori sociali, informazioni sui fornitori.
La differenza è per lo più solo nella forma – non nel contenuto.
Molte aziende rispondono ancora oggi a queste richieste con singoli file Excel, soluzioni isolate o scambi di e-mail.
Risultato: grande sforzo, numeri incoerenti, poco valore aggiunto.
La leva non sta quindi nel raccogliere “ancora più dati”, bensì nel strutturare e consolidare una volta in modo pulito i dati ESG esistenti – e poi utilizzarli per scopi diversi:
- Un unico data base, più valutazioni: per il colloquio con la banca, la richiesta di catena di fornitura, EcoVadis, EMAS/ISO e il rapporto VSME.
- Un set di indicatori su cui direzione e responsabili di area sono allineati – invece di stimare ogni volta da capo.
- Una logica dei dati che si collega ai numeri finanziari e operativi, invece di correre parallelamente.
Proprio per le PMI questo è un punto decisivo: chi ha sotto controllo i propri dati ESG riduce lo sforzo, migliora le condizioni di finanziamento, rafforza la propria posizione nelle gare – e allo stesso tempo si protegge dal sospetto di greenwashing (il caso EmpCo ne è un esempio).
Approccio pragmatico per le PMI
Sulla base di questo nucleo, il controlling ESG diventa gestibile – senza un grande progetto.
Un possibile punto di partenza:
- Definire le metriche chiave
Definire indicatori centrali per clima/ambiente, risorse, collaboratori, governance e catena di fornitura – orientati ai requisiti tipici (banche, catena del valore, VSME), ma volutamente snelli.
→ Beneficio: chiarezza su ciò che conta davvero in azienda. - Chiarire le responsabilità
Stabilire chi fornisce quale dato (tecnica/facility, produzione, HR, acquisti, controlling) – oltre a una funzione di coordinamento per ESG/dati.
→ Beneficio: meno richieste ad hoc, meno “caccia ai dati”, maggiore affidabilità. - Creare un “Single Point of Truth”
Creare una base dati ESG centrale (per l’inizio spesso basta un buon file Excel/sheet o un semplice tool) dalla quale vengono generati, tra l’altro, il bilancio delle emissioni di gas a effetto serra (THG), gli indicatori di circolarità e i dati sociali (S) e di governance (G).
→ Beneficio: rilevare i dati una volta in modo pulito e riutilizzarli più volte – per banche, clienti, EcoVadis, EMAS/ISO, VSME. - Integrare in ERP e controlling
- Collegare i dati energetici e sulle emissioni di gas a effetto serra (THG) ai centri di costo e agli oggetti di costo.
- Collegare i dati su materiali, rifiuti e resi con i costi unitari e i margini.
- Registrare gli ESG score dei fornitori nel sistema acquisti/ERP.
- Utilizzare regolarmente gli indicatori ESG nel management reporting.
→ Beneficio: la sostenibilità viene gestita come costi, fatturato e cassa.
- Utilizzare attivamente i dati – non solo rendicontarli
Far confluire i dati ESG e THG nelle decisioni di investimento, nella scelta dei fornitori, nell’analisi dei rischi e nelle gare d’appalto:
→ Beneficio:
- migliori condizioni di finanziamento e rating,
- posizione più forte nelle catene del valore,
- costi visibilmente più bassi (energia, materiali, smaltimento),
- minore rischio di greenwashing grazie ad affermazioni comprovabili.
In questo modo la gestione dei dati ESG – inclusi bilancio delle emissioni di gas a effetto serra, rischi climatici, indicatori di circolarità nonché dati sociali e di governance – diventa passo dopo passo uno strumento di gestione allo stesso livello del controllo finanziario.
Ed è proprio da qui che nasce il valore aggiunto per le PMI: meno sforzo, più trasparenza – e vantaggi economici misurabili in termini di costi, condizioni di finanziamento, opportunità di mercato e reputazione.
Quali dati sono per le PMI davvero decisivi?
Per iniziare non serve un sistema complesso, ma un nucleo chiaramente definito – idealmente orientato al VSME:
Clima & ambiente
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Consumi energetici (elettricità, calore, carburanti)
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Bilancio delle emissioni di gas a effetto serra (THG) (almeno Scope 1 + 2, parti rilevanti dello Scope 3)
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Quantità di rifiuti incl. riciclo/riutilizzo
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Prelievo di acqua (in particolare in settori ad alto consumo idrico / regioni con stress idrico)
Risorse & economia circolare
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Quantità di materiali impiegati (ad es. per prodotto/sito)
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Quantità di scarti, sfridi e resi
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Rifiuti destinati a riutilizzo, riciclo o smaltimento
Collaboratori & dati sociali
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Numero di collaboratori e struttura (tipologie di contratto, full-time/part-time, genere)
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Turnover, tasso di assenze per malattia, infortuni sul lavoro
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Quota di apprendisti, ore di formazione continua per collaboratore
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Retribuzione (rispetto del salario minimo/contratti collettivi)
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Gender Pay Gap (per quanto sia possibile rilevarlo in modo sensato)
Governance & catena di fornitura
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Casi/sanzioni legati a corruzione/concussione
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Fatturato in settori sensibili (ad es. combustibili fossili, tabacco, armamenti controversi, pesticidi)
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Rapporto di genere nell’organo direttivo
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Linee guida di base (prevenzione della corruzione, sistema di whistleblowing, diritti umani)
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Valutazione ESG semplice dei fornitori chiave (localizzazione, settore, volume, certificazioni, standard ESG di base)
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Prima valutazione dei rischi climatici (fisici & di transizione) sui siti e sul modello di business
Questa è la base dati su cui si fondano quasi tutte le richieste esterne – che si tratti di banche, grandi clienti, rating o di un rapporto VSME volontario.
Sul tema dell’“economia circolare” diventa evidente che i dati di sostenibilità sono sempre stati e saranno sempre parte dei nostri dati di performance:
Da dati ESG a effetti economici misurabili in euro: esempio economia circolare
Articoli di approfondimento
Articolo di base: ESG come fattore di successo
Circolarità – 3ª leva ESG per le imprese di medie dimensioni:il link a questo contributo e a tutte le altre leve si trova nell’articolo “ESG come fattore di successo” di Kim Mühl.
Autrice
Margit Holzhammer
Country Managerin Austria West
Avvocato, direttore di lungo corso di un ospedale, docente di CSR in varie università e consulente di CSR e sostenibilità presso Terra Institute. I suoi settori di specializzazione sono sanità, banche e turismo. Margit dirige l’ufficio Terra di Innsbruck.
Domande? Volentieri via e-mail (m.holzhammer@terra-institute.eu)


