La sostenibilità nelle aziende viene spesso considerata inizialmente attraverso l’impronta ecologica. Quanto sono elevate le emissioni, dove si generano gli impatti negativi, quali processi causano il consumo di risorse? Questa prospettiva è importante perché crea trasparenza e mostra dove è necessario agire. Allo stesso tempo, da sola spesso non è sufficiente. Chi intende la sostenibilità solo come riduzione degli effetti negativi trascura una leva decisiva: l’impronta positiva (handprint). Essa rappresenta il contributo positivo che persone, team e organizzazioni possono dare attivamente. Proprio qui risiede un grande potenziale, soprattutto quando si tratta di rafforzare la motivazione e promuovere la trasformazione.
Cos’è l’impronta ecologica?
L’impronta ecologica descrive gli effetti negativi delle nostre azioni sull’ambiente e sul clima. Nel contesto aziendale si tratta spesso di emissioni di gas serra, consumo energetico, materie prime, mobilità o rifiuti. L’impronta ecologica aiuta a rendere visibili gli impatti e a ridurli sistematicamente. È quindi uno strumento di gestione importante per un’economia sostenibile.
Lo sguardo si concentra su problemi, lacune e rischi. Questo è necessario, ma può anche portare a percepire la sostenibilità soprattutto come rinuncia, obbligo o onere aggiuntivo. È esattamente a questo punto che l’impronta positiva diventa rilevante.
Cos’è l’impronta positiva?
L’impronta positiva descrive l’impatto positivo che generiamo attraverso le nostre azioni. Non chiede solo: cosa causiamo? Ma anche: cosa cambiamo in meglio? Si tratta di contributi concreti che vanno oltre la semplice riduzione del proprio danno.
Un’impronta positiva si crea ad esempio quando i dirigenti motivano i collaboratori a prendere decisioni sostenibili nella quotidianità lavorativa, quando buone soluzioni vengono condivise nei team, o quando le organizzazioni creano strutture che facilitano il comportamento sostenibile. L’impronta positiva è quindi strettamente legata all’efficacia. Dimostra che la sostenibilità non è solo evitamento, ma progettazione attiva e cambiamento.
Come si può ampliare l’impronta positiva?
L’impronta positiva cresce là dove la conoscenza diventa impatto. Per questo è necessaria innanzitutto la consapevolezza. Le persone devono capire dove possono esercitare la propria influenza. Poi serve orientamento: quali leve sono realistiche, sensate ed efficaci nel proprio ambiente di lavoro? E infine serve incoraggiamento, affinché le buone intenzioni diventino passi concreti.
L’impronta positiva diventa particolarmente efficace quando non rimane limitata ai singoli individui. Non appena le esperienze vengono condivise, i buoni esempi resi visibili e le idee sviluppate insieme, si crea un effetto moltiplicatore. Dal cambiamento individuale nasce un movimento collettivo. Proprio qui workshop, formati di scambio e dirigenti giocano un ruolo centrale.
Dal concetto alla pratica: Workshop alla Caritas St. Pölten
Come questo cambio di prospettiva può apparire nella pratica, lo ha dimostrato la Giornata dei Dirigenti della Caritas St. Pölten l’11 febbraio. Julia Wlasak-Eisenberger ha condotto due workshop, inseriti in un programma variegato con ulteriori contributi sulla sostenibilità, ad esempio su mobilità e alimentazione.
Al centro dei suoi workshop c’era la domanda su come la sostenibilità possa essere comunicata in modo tangibile e motivante nel proprio ambito d’influenza. È emerso chiaramente che nell’organizzazione esiste già molto: impegno e numerose misure già attuate. Proprio questa consapevolezza è stata un importante punto di partenza. Perché il cambiamento non parte sempre da zero. E questo motiva.
I workshop hanno chiarito che non si tratta solo di scoprire i deficit, ma anche di rendere visibili le forze esistenti. Questa visibilità può generare motivazione. Chi riconosce che nel proprio ambito vengono già dati contributi rilevanti, vive la sostenibilità non solo come compito aggiuntivo, ma come motore di autoefficacia e forza per i prossimi passi.
Lo sguardo sull’impronta positiva apre così una prospettiva costruttiva. Le organizzazioni riducono, ma possono anche fare attivamente la differenza.
La sostenibilità ha bisogno di entrambi
Impronta ecologica e impronta positiva non sono in contraddizione. Una strategia di sostenibilità credibile ha bisogno di entrambi. L’impronta ecologica garantisce chiarezza sugli impatti negativi e sulle riduzioni necessarie. L’impronta positiva mostra come persone e organizzazioni possono avviare un cambiamento positivo. Solo in questa combinazione nasce un approccio olistico alla sostenibilità.
Rendere efficace la sostenibilità
Chi desidera ancorare la sostenibilità a lungo termine nella propria organizzazione, non dovrebbe quindi guardare solo agli indicatori e agli obblighi, ma anche alla motivazione, alla partecipazione e all’impatto. È esattamente qui che nasce un cambiamento che viene sostenuto e che dura.
Volete non solo misurare la sostenibilità nella vostra organizzazione, ma anche darle vita? Il Terra Institute accompagna aziende e organizzazioni nel trasformare l’analisi in vera attuazione – con consulenza qualificata, workshop pratici e formati che coinvolgono le persone. Parlateci se volete ridurre la vostra impronta ecologica e ampliare la vostra impronta positiva.
Autrice
Julia Wlasak-Eisenberger
Master Global Studies & MBA Sustainability Management
Pillar Lead Nature & Climate
Julia ha molti anni di esperienza nella sostenibilità nelle università e nel settore aziendale. Il suo focus accademico è sull’educazione per lo sviluppo sostenibile. Nel settore privato, è specializzata in strategie di sostenibilità e clima, nonché in strategie di formazione ed educazione. Inoltre, è docente presso l’Università di Salisburgo.
Domande? j.wlasak@terra-institute.eu
Domande frequenti (FAQ): Dall’impronta ecologica all’impronta positiva
1. Qual è la differenza tra impronta ecologica e impronta positiva nella sostenibilità?
L’impronta ecologica misura gli effetti negativi delle nostre azioni sull’ambiente e sul clima, come le emissioni di gas serra o il consumo di risorse. L’impronta positiva descrive invece il contributo positivo che persone e organizzazioni danno attivamente – ad esempio condividendo soluzioni sostenibili, motivando i team o creando strutture che facilitano il comportamento sostenibile. Una strategia di sostenibilità credibile ha bisogno di entrambi: la riduzione degli impatti negativi e la progettazione attiva del cambiamento positivo.
2. Come possono le aziende ampliare la propria impronta positiva?
L’impronta positiva cresce là dove la conoscenza diventa impatto concreto. Le aziende possono ampliare la propria impronta positiva creando consapevolezza sulle possibilità di influenza, offrendo workshop pratici e formati di scambio, e impiegando i dirigenti come moltiplicatori. Fondamentale è rendere visibili le forze esistenti e incoraggiare i collaboratori a prendere decisioni sostenibili nella quotidianità lavorativa. Così dal cambiamento individuale nasce un movimento collettivo.
3. Perché l'impronta ecologica da sola non basta per una gestione aziendale sostenibile?
L’impronta ecologica è uno strumento di gestione importante, ma si concentra esclusivamente su problemi, lacune e rischi. Questo può portare a percepire la sostenibilità soprattutto come rinuncia o obbligo – rallentando a lungo termine motivazione e partecipazione. Solo lo sguardo complementare dall’impronta ecologica all’impronta positiva apre una prospettiva costruttiva che promuove l’autoefficacia e avvia un cambiamento attivamente sostenuto dai collaboratori.


